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Badante convivente vs Badante a ore: quale contratto scegliere in base alle esigenze dell’assistito

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Le esigenze assistenziali possono evolversi nel tempo.
L’assistito/a o gli assistiti possono quindi avere necessità di un’assistenza più o meno continua a seconda del grado di autonomia e della disponibilità di familiari e parenti ad accompagnarli nelle loro attività quotidiane.

Per questo motivo ci si chiede quale sia la soluzione migliore tra una badante convivente e una badante o a ore. Scopriamo brevemente in cosa si distinguono queste forme contrattuali e come scegliere quella più adatta ai nostri cari.

Badante convivente: i vantaggi di una presenza costante

La badante convivente viene assunta con regolare contratto nazionale e le viene garantito vitto e alloggio nella casa dell’assistito.
Di norma alla badante viene assicurata una stanza in cui vivere, senza obbligo di prendervi residenza, e la gestione oraria è concordata considerando queste regole di base:

  • Il contratto prevede un riposo di 36 ore settimanali, di cui 24 continuative e 12 fruibili in un’altra giornata, da concordare con il datore di lavoro e/o la famiglia;
  • Le ore lavorate possono essere un massimo di 10, non consecutive, con almeno due ore di riposo giornaliere.

Quali sono i compiti di una badante convivente?

Le badanti conviventi hanno certamente un ruolo centrale nelle vite degli assistiti, dal momento che, oltre a svolgere le mansioni previste dal contratto, diventano una compagnia e un supporto continuo, creando un rapporto di fiducia e un clima sereno in casa.

Le mansioni di una badante convivente comprendono:

  • La gestione domestica, come le pulizie di casa, compreso il bucato;
  • La spesa e la preparazione dei pasti;
  • La pulizia dell’assistito e la somministrazione delle terapie mediche prescritte;
  • La compagnia e il supporto morale alla persona assistita;
  • L’accompagnamento dell’assistito ad appuntamenti medici o durante le passeggiate giornaliere.

Badanti ad ore: il supporto necessario in 40 ore settimanali

La badante non convivente, anche conosciuta come badante a ore, è quella figura che assiste l’assistito/a con un contratto standard fino a un massimo di 40 ore settimanali, gestibili su 5 o 6 giorni settimanali, di giorno o di notte, a seconda delle specifiche esigenze.

L’assistenza però potrà anche svolgersi sulla base di meno ore settimanali, sempre in considerazione del livello di assistenza.

Quali sono i compiti di una badante a ore?

I compiti della badante a ore sono gli stessi di una badante convivente, per cui per praticità ricordiamo che si occuperà di:

  • Essere di compagnia all’assistito, relazionandosi con lui;
  • Svolgere le principali attività domestiche (pulizia, gestione del bucato ecc);
  • Occuparsi delle commissioni, della spesa e se necessario della preparazione dei pasti;
  • Somministrare o controllare l’assunzione dei farmaci prescritti;
  • Accompagnare l’assistito ad appuntamenti, visite o per qualche passeggiata;
  • Se necessario, occuparsi dell’igiene personale dell’assistito.

Badante convivente o badante a ore: cosa considerare nella scelta

La scelta di una forma contrattuale piuttosto che un’altra dipende naturalmente dalle esigenze di assistenza dell’assistito/a.

Una maggiore dipendenza farà naturalmente propendere verso l’assunzione di una badante convivente che, a conti fatti, può risultare anche la scelta economicamente più efficiente.

La retribuzione della badante convivente (minimo) è fissata dal CCNL di categoria e varia sulla base dell’inquadramento professionale. Lo stipendio di una badante ad ore, invece, varia ovviamente in base alle ore di assunzione e all’inquadramento previsto dal CCNL vigente.

Il costo orario di una badante ad ore è relativamente più elevato rispetto al costo orario di una badante convivente, va però naturalmente considerato che le ore di presenza e assistenza alla persona della dipendente convivente sono molte di più.

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